Nell’ambito della Milano Design Week 2022, LUX Italia in partnership con l’Università Bocconi e SDA Bocconi School of Management, presenta Giuseppe Pagano: fra Architettura e Design. L’iniziativa ha tre obiettivi principali:

1. Valorizzare l’opera di Giuseppe Pagano come designer, attraverso l’utilizzo delle più moderne tecnologie nel campo del design dell’illuminazione e del know-how di LUX Italia è stato sviluppato un percorso fruibile a tutti all’interno del Campus Bocconi

2. Mettere in rilievo il patrimonio architettonico del campus dell’Università Bocconi

3. Favorire la riflessione sul senso di unità e comunità del campus Bocconi all’interno del quartiere

Gli obiettivi del progetto, dunque, si concretizzano attraverso un itinerario all’interno del campus che ha come tappe principali alcuni arredi originali ideati da Pagano per l’Università Bocconi, come installazioni site-specific progettate e illuminate da LUX Italia.

Il percorso espositivo si svilupperà attraverso tutto il campus.

L’iniziativa verrà accompagnata da i seguenti eventi:

  • Evento inaugurale
Il 6 giugno, su invito, per autorità e ospiti, alla presenza dello sponsor e di quanti sono stati coinvolti nell'organizzazione della mostra. 

  • Cocktail privato
L'8 giugno alle 20:45 verrà organizzata la visita privata per i collaboratori LUX Italia architetti e designer ed i clienti OEM ed in seguito il cocktail serale

  • Visite guidate esterne a cura della Delegazione FAI di Milano
Durante la settimana saranno organizzate delle visite serali guidate (partendo dalle 20:00 ogni 20 minuti) in collaborazione con il FAI Delegazione di Milano per aprire il campus alla cittadinanza e raccontare il progetto a cura di Bocconi e Lux Italia.


Giuseppe Pagano e la Bocconi

Giuseppe Pagano, definito da Giovanni Gentile come “una delle personalità più eminenti nell’architettura in Italia”, ottiene nel 1936 l’incarico di consulente artistico del progetto per la nuova sede dell’Università Bocconi, per poi essere posto a capo della direzione generale, insieme a quella artistica, nel 1937.
Già dall’inizio degli anni Trenta, l’Università Bocconi sente la necessità di rinnovarsi e intraprendere un’espansione fisica, che le permetta di andare incontro alla crescente domanda di iscrizioni e che si “ispiri ai principi di una didattica aggiornata e autonoma, in qualche misura svincolata dagli obblighi accademici delle università statali” (Marzio A. Romani, 2016).
Pagano si dedica completamente alla realizzazione degli edifici e degli interni, sostenendo la supremazia del piano sulla forma e del progetto sul destino. Egli vuole esaltare i valori della luce, dello spazio aperto e della leggerezza in una geometria rigorosa e priva di orpelli, elaborando una pianta iscritta in un quadrato, simbolo di perfezione, dentro la quale si sviluppano diversi corpi di fabbrica con una struttura a bracci snodati. Una pianta aperta che permette a tutti gli edifici di godere di luce e adeguata aerazione e che non perde mai la propria unità attraverso pensiline, portici, corridoi e scale.
L’edificio diventa così una delle più raffinate opere di industrializzazione artigianale e di architettura razionale, più che Razionalista (Stefano Casciani, 2008).
La struttura, con il suo impianto planimetrico cruciforme, è ispirata all’edificio del Bauhaus di Dessau (1925-1926) progettato da Walter Gropius e diventa una soluzione aperta e rigorosa allo stesso tempo che “senza indugiare nel formalismo, isponde con esattezza alle esigenze funzionali e dimensionali di un'università moderna” (Stefano Suriano, 2017).
Lo stesso Pagano ci racconta le finalità della sua opera: «una architettura fatta per uomini appartenenti alla civiltà contemporanea; una architettura moralmente, socialmente, economicamente, spiritualmente legata alle condizioni del nostro Paese; una architettura per soddisfare i bisogni, per "servire" nel vero senso della parola».
Attraverso la suggestione delle sue parole, si comprende bene come l’edificio di Via Sarfatti 25, ancora oggi, ci parli della storia di uomini che hanno creduto nelle più alte finalità e nel potere dell’educazione.

Pagano designer: gli arredi in esposizione

È proprio nella sperimentazione nel campo dell’allestimento degli interni che, alla fine degli anni Venti, in Italia gli architetti trovano spazio.
A Giuseppe Pagano si deve un contributo teorico decisivo per l’elaborazione, nel contesto italiano, di una avanzata teoria del progetto, sostenuta da una vigorosa tensione etica.
Nelle parole di Giuseppe Pagano del 1936, la casa moderna viene progettata “tenendo presente che scaffali e armadi sono destinati a scomparire come elementi ‘mobili’ per diventare parte integrante dell’abitazione, diventando anzi spesso pareti divisorie fra i diversi ambienti”. Questi schemi descrivono il tentativo di quegli anni di definire un nuovo modo dell’abitare domestico, in cui la qualità dell’abitare viene raggiunta anche dall’integrazione e interdipendenza precisa dell’arredo e dello spazio architettonico.
Questo approccio all’architettura e al design porta a privilegiare nuove componenti, come tecnica, ragione, funzionalità, scopo e obiettività – istanze rappresentative del moderno a cui Pagano fa riferimento, senza però dimenticare il rapporto con la classicità – che conducono alla “rivalutazione di alcune leggi estetiche di grande importanza. Prima fra tutte, quella della ‘ripetizione’[…] che oggi la chiamano legge dello ‘standard’”(G. Pagano, 1933).
Pagano contribuisce alla nascita e allo sviluppo del design industriale in Italia, anche con la progettazione e l’allestimento della Mostra internazionale della produzione in serie alla VII Triennale di Milano del 1940.
La riflessione teorica e critica di Pagano sulla produzione in serie, correlata ad occasioni curatoriali ed espositive, originata nel contesto e nel sistema della progettazione architettonica si è dunque sviluppata facendo acquisire una specifica autonomia disciplinare al design, per essere poi ricollocata dentro l’alveo più generale di una visione ampia e “totale” del progetto architettonico: “L’architetto è così dentro la vita, almeno come noi l’intendiamo, che non c’è discorso che la eviti” (G. Pagano, 1940).Il suo design è caratterizzato quindi dal riferimento al concetto di ‘standard’, che condivide con la cultura internazionale modernista ma anche con metodologie e prassi industriali (Bassi & Castagno).
Espressione di questo design sociale, in sintesi con le architetture e con la componente umana che li abita sono i mobili e gli oggetti in esposizione, arredi originali dell’Università Bocconi che hanno trovato nuova vita negli spazi del campus che ha continuato a crescere e rinnovarsi come spazio dell’abitare.
Due poltroncine razionaliste realizzate nel 1942 per gli interni dell’aula magna dell'Università Bocconi di Milano, in legno di faggio curvato con un ingegnoso intreccio di “fibra silotessile”, ben rappresentano l’epilogo della ricerca etica dell’architettura e del design di Pagano, coniugando modernità e funzionalità, tradizione nei materiali e innovazione nelle forme.
Oltre alle due poltroncine, gentilmente messe a disposizione da Officina Antiquaria, sono in esposizione all’interno del campus anche uno dei podi per commessi, ancora oggi in parte ancora in uso in Università. I banchi per commessi erano disposti ad ogni piano sul pianerottolo di arrivo dello scalone di Via Sarfatti 25 e sono costituiti da listelli di castagno naturale leggermente lucidato con i piani di linoleum.
Completa il percorso espositivo un armadio-libreria in legno lamellare per gli uffici dell’Università Bocconi, gelosamente custodito da docenti e personale dell’università che nei decenni lo hanno protetto, certi che fosse un pezzo di storia da preservare ma anche e soprattutto l’espressione dell’architettura sociale, onesta e sincera di Giuseppe Pagano.